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cosa fare in caso di dispnea

 
 

Per eseguire una corretta diagnosi della dispnea, innanzi tutto, il medico deve raccogliere l'anamnesi, ovvero la storia del problema. Alla persona con dispnea viene quindi chiesto di descrivere con parole proprie come percepisce il disturbo e se ci sono dei fattori che modificano la situazione. Vengono valutati, in particolare, i riferimenti alle posizioni che vengono assunte per respirare meglio e le circostanze (orario, stimoli ambientali ecc.) che scatenano la mancanza di respiro. (1,2)

Il linguaggio del corpo

La visita inizia già durante il colloquio tra medico e paziente. Il medico farà infatti attenzione se la persona che ha di fronte è incapace di conversare senza doversi fermare per compiere un respiro profondo. Il medico osserverà inoltre se i muscoli (soprattutto quelli del collo) sono più contratti, per favorire il lavoro respiratorio e la posizione del corpo assunta per respirare meglio: la posizione seduta con le mani poggiate sulle ginocchia è quella che cerca di sfruttare al massimo l'aiuto dei muscoli accessori della respirazione. (1,2)

Il medico noterà quindi alcuni aspetti del viso: potrà essere evidente l'angoscia legata alla difficoltà di respirare, con aumentata sudorazione, dilatazione delle fosse nasali e, nei casi più gravi, cianosi delle labbra. La cianosi consiste in una colorazione bluastro della pelle e delle mucose, dovuta alla carenza di ossigeno nel sangue. (2)

Verranno quindi osservate le mani: nella persona con dispnea cronica può essere presente il segno detto di "ippocratismo digitale". Questa è una condizione in cui le ultime falangi delle dita si ingrossano (assumono l'apsetto a "bacchetta di tamburo") e le unghie divengono più tondeggianti e convesse (assumono una forma a "vetrino d'orologio"). L'ippocratismo digitale è un segno che dovrebbe allertare il medico nell'indagarne la causa, tra esse vi potrebbe essere infatti lo sviluppo di un tumore del polmone. 3

Visita medica

Nel sospetto di una malattia respiratoria, la visita si concentra soprattutto sul torace e la frequenza respiratoria. Ma la visita comprende comunque una valutazione completa, include quindi anche la registrazione del peso (l'obesità è un fattore di rischio), l'auscultazione del cuore, la misurazione della pressione arteriosa, polso, eventuali segni di anemia (pallore delle congiuntive, scostando le palpebre inferiori), alterazioni della pelle ecc. (4)

L'esame del torace si focalizza soprattutto sui movimenti, per verificare che siano simmetrici; la percussione (suoni ottusi possono indicare la presenza di liquido nei polmoni, mentre un suono "vuoto" – iper-timpanismo – può essere segno di enfisema); l'auscultazione con il fonendoscopio (detto anche stetoscopio) esamina soprattutto i cosiddetti "rumori respiratori" (fischi, ronchi – rumori tipici della presenza di catarro nelle vie bronchiali –, rantoli e crepitii – rumori tipici delle zone più periferiche dei polmoni –). (4).

Nel corso della visita viene solitamente misurata anche la presenza di ossigeno nel sangue, tramite un semplicissimo strumento chiamato pulso-ossimetro (una sorta di molletta che viene applicata all'ultima falange di un dito della mano).(4)

Esami

Dopo la visita, è il momento degli esami che spesso comprendono – se il sospetto ricade su una malattia respiratoria – la spirometria e la radiografia del torace (4).

La spirometria consiste nella misurazione del respiro tramite uno strumento chiamato spirometro. Si tratta di un esame semplice e non invasivo, che è però fondamentale per una corretta diagnosi della dispnea. Con l'aiuto del personale medico, il paziente deve compiere alcune manovre respiratorie mentre è collegato con la bocca al boccaglio dello spirometro. Lo strumento misura ed elabora con grafici i valori dei volumi e dei flussi dell'aria ispirata e/o espirata. Da questi dati è possibile valutare il grado di pervietà (apertura) dei bronchi e definire meglio la diagnosi di determinate condizioni cliniche, come l'asma bronchiale e la bronco-pneumopatia cronica ostruttiva (BPCO).4

Il risultato della spirometria è sintetizzato in una delle quattro possibili diagnosi: quadro normale, ostruttivo, restrittivo e misto (ostruttivo e restrittivo). Ciascun quadro patologico viene abitualmente classificato come lieve, moderato, grave o molto grave.

Nel corso della spirometria, si aggiunge solitamente il test di bronco-provocazione e/o il test bronco-dinamico. Il primo consiste nel "provocare" i bronchi con uno stimolo che anche nella persona normale provoca solo una lieve costrizione dei bronchi, come la nebbia o con una sostanza irritante chiamata metacolina. Nei soggetti "iper-reattivi" la costrizione è "esagerata", svelando quindi una situazione di asma latente. Il secondo esame consiste invece nel verificare la reversibilità di una eventuale costrizione dei bronchi, somministrando un farmaco bronco-dilatatore per aersol. L'asma ha solitamente una maggiore reversibilità rispetto alla BPCO. 4

Storia del disturbo
(anamnesi)

Visita medica

Se sospetto di malattia
respiratoria

Spirometria
Radiografia

Il percorso che deve compiere la persona che avverte il sintomo della dispnea è quindi molto semplice e chiaro. Con pochi passaggi è possibile inquadrare correttamente la diagnosi, impostare la terapia e monitorare i risultati. Perché ciò avvenga è però indispensabile la collaborazione del paziente stesso, che deve aderire con fiducia alle indicazioni del medico e condividere con lui ogni eventuale dubbio o difficoltà. 4

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Bibliografia 1, 2, 3, 4

1. Longo DL, Fauci AS, Kasper DL et al. L'approccio clinico al paziente. Casa Editrice Ambrosiana, 2012.

2. Kasper D, Hauser S, Longo D, et al. Harrison's principles of internal medicine. 19th edition. New York : McGraw Hill Education Medical, 2015

3. Rugarli C, Cappio Caligaris F, Cappelli G, et al. Rugarli – Medicina interna sistematica. 7^ edizione. Edra Ed, 2015. Cap. 2: Biasucci L, Sanna T. Semeiotica cardiovascolare.

4. Longo DL, Fauci AS, Kasper DL et al. Dal sintomo alla diagnosi. Casa Editrice Ambrosiana, 2012.